Come nasce 16dici.

Come nasce 16dici.

L'anima della città...

 

 

Quando un’idea prende vita è come un’esplosione di congiunzioni astrali. Il caos che diventa ordine e armonia. Ad Antonio e Mimmo viene un’idea. Loro sono gioiellieri da sempre. Hanno bisogno di bloccare l’idea, di fissarla alla realtà, in qualche modo, prima che sfumi nel nulla. Un appunto, una parola, una sensazione. Un foglio! Una matita è il tramite tra la mente e la realtà, il foglio è il ponte tra fantasia e materia. Presa! Ora, Antonio e Mimmo hanno bisogno di qualcuno che dia sostanza all’idea, qualcuno che crei quello che la mente ha già assaporato sotto forma di immagine.

Napoli non abbandona mai chi le chiede aiuto. Una bottega di maestri orafi napoletani raccoglie l’idea di Antonio e Mimmo. L’industria di massa qui non c’entra, i grossi macchinari delle linee di produzione sono troppo ingombranti per questi luoghi magici. Qui, anche le pareti trasudano di tradizione e storia, di folklore e magia, di scaramanzia e rituali. Le tecniche di lavorazione risalgono all’epoca borbonica così come gli attrezzi utilizzati per la modellazione dell’oro e dell’argento. Ad ogni passaggio, l’odore acre della fornace di mescola a quello del caffè. Quando le piccole sfere d’argento sfregano la lenza utilizzata per la pesca del tonno in mare aperto, nell’aria si librano salsedine e iodio, stimolando sensazioni che si hanno quando si respira l’aria di mare che risale i vicoli della città. La genesi dell’idea dura 4 giorni circa

Dopo qualche tempo, squilla il telefono. Dall’altra parte c’è una donna, ha l’accento veneto. Vuole subito quei bracciali. Li vuole anche un uomo dall’accento romano, li vuole una donna che dice di chiamare da Firenze, così come li vuole un uomo che chiama da un numero col prefisso di Venezia. Non si può fermare l’onda del desiderio, non c’è tempo per pensare. Il 16, nella smorfia napoletana, sapete già cosa indica, no? Il telefono, intanto, squilla tanto da diventare rovente. Questa volta, dall’altra parte, c’è un grosso produttore di gioielli che dice di poter produrre in stock i bracciali 16DICI, facendogli risparmiare un bel po’ di tempo e soldi. Ma non si volta le spalle alla tradizione: “Abbiamo ringraziato e rifiutato l’offerta. Abbiamo deciso di salvaguardare la tradizione artigiana napoletana e la sua indiscutibile qualità. Per noi questo viene prima di tutto”. Io sul polso ne ho uno. Sul medaglione c’è il 10 che, a Napoli, è l’unico numero a non avere niente a che fare con la smorfia. Ma questa è un’altra storia.Antonio porta al polso la sua idea. La guarda ogni tanto, distrattamente. Quel bracciale gli ricorda che le idee non sono poi così lontane dalla realtà. Tra le piccole sfere d’argento925, Antonio e Mimmo, hanno fatto posizionare una sorta di medaglia grezza, anch’essa d’argento925, sulla quale campeggia un numero colorato con smalto rosso. Antonio dice che quel numero -il 16- gli porterà fortuna. Il concetto di fortuna è alla base della cultura partenopea ed è direttamente collegata alla mistica dei numeri. Fortuna e numeri, mare e argento. Un importante agente di commercio capita nella gioielleria che Antonio e Mimmo gestiscono da generazioni e per pura casualità vede quel bracciale affacciarsi timidamente dalla giacca blu’ scuro di Antonio. Di lì a poco il bracciale è sul polso dell’agente di commercio, diretto su a Nord, chissà dove…

SAVERIO NAPPO.